[Review] Journey to Silius


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Nella selva di action-platformer post-Metroid Journey to Silius è un gioco spesso dimenticato. In effetti le dinamiche di gioco sono quelle ormai viste e consolidate e non si può notare una certa similitudine con molti altri giochi per NES, sia nell’ambientazione, dato che ricorda in modo quasi sfacciato Contra e Super C, ma anche Gradius e Burai Fighter, nei boss che si affrontano che risentono molto dell’influenza di R-Type e per le meccaniche che fanno molto movie tie-in come RoboCop e Terminator 2; non è un caso che Journey to Silius originariamente doveva essere basato proprio su Terminator ma quando la Sunsoft perse la battaglia per ottenere la ricerca vennero apportate alcune modifiche al gioco in modo da pubblicarlo comunque e non perdere il lavoro fatto.

Nonostante Journey to Silius sia, come detto, essenzialmente un frullato di Contra e R-Type con una spolverata leggerissima di Metroid, il risultato finale è comunque apprezzabile e nonostante sia decisamente ignorato da gamers e critica, JtS è a conti fatti un buon gioco.

Come detto non aspettatevi nulla di nuovo o di rivoluzionario: la Sunsoft fa il compitino senza strafare ma riesce in alcuni momenti a creare un gioco coinvolgente, con momenti non banali che faranno sudare qualche camicia per la difficoltà. La storia è quella di Jay McCray che si sta dirigendo su una delle colonie spaziali attorno al sistema di Silius, dato che la Terra è ormai sovrappopolata e invivibile. Lì un gruppo terroristico compie un attentato e uccide suo padre, responsabile della colonia e lo stesso Jay, scoperti i piani su un floppy disk, si decide a vendicare l’omicidio e annientare i responsabili.

Il gioco esce nella seconda metà del ciclo vitale del NES, quando ormai la console non ha più segreti ed è sostanzialmente già stata spinta al limite; ciononostante a livello grafico, JtS è un gioco molto tradizionale con ambientazioni ben realizzate ma nulla che faccia gridare al miracolo.

L’avventura è divisa in 5 stage, ognuno composto da diversi scenari (anche qui la grafica che ci ricorda lo stage attuale e le vite rimaste è una copia spudorata di Contra), ciascuno con il classico boss finale, spesso preceduto da un mini-boss intermedio cui prestare particolarmente attenzione se non si vuole finire a corto di salute e munizioni.

Il protagonista parte con tre vite e una lifebar bella piena che si svuota man mano che viene colpito dai nemici; nelle prime fasi di gioco si può dire che servano una decina di contrasti persi per perdere tutti i propri HP, ma negli stage successivi, quando la difficoltà aumenta, diversi nemici saranno in grado di tirare via delle belle fette di salute con un solo colpo. Il campionario dei nemici è quello abbastanza classico degli space-platformers: androidi, robot pseudo-antropomorfi, laser, mine e ragni robotici. Per nostra fortuna molti di questi nemici sono terribilmente lenti e raramente ne appaiono più di 3-4 contemporaneamente, rendendo il gioco più semplice da completare se si procede con cautela in modo da affrontare un nemico alla volta: non essendoci il tempo che scorre la cosa è assolutamente consigliata.

Le armi a disposizione vanno dalla semplice pistola del primo stage, con munizioni illimitate ma dalla potenzialità assai limitata al lanciagranate che verrà sbloccato solo verso la fine del gioco. Ad ogni “pre-boss” infatti viene aggiunta una nuova arma all’arsenale, via via più potente anche se il JtS potrebbe essere tranquillamente giocato con pistola, mitragliatore e missile teleguidato. Le armi più potenti consumano una riserva di munizioni sempre più grande ad ogni colpo sparato, ma fortunatamente uccidendo i nemici tale riserva può essere rimpinzata per evitare di rimanere a secco proprio nel momento clou. Per quanto riguarda la salute invece, il gioco è abbastanza stitico e raramente troveremo dei kit che ci ristoreranno e quando succede, l’effetto è molto marginale, dato che si recuperano al massimo due barre, praticamente nulla.

Uno dei migliori aspetti di JtS a conti fatti è la musica: il tema della nostra avventura è un tune ansiogeno che fa molto “crisi nello spazio” che procede in crescendo fino alla fine del livello quando affrontiamo il boss. Non è un caso che le musiche del gioco siano state universalmente apprezzate e sono spesso citate come il punto a favore di un gioco altrimenti fin troppo scolastico.

I controlli sono sufficientemente fluidi e funzionali, se non fosse per la scelta del tutto incomprensibile di utilizzare il tasto Select per mettere in pausa il gioco e start per selezionare l’arma; la cosa è ancora più strana perchè quando si entra nel menu di selezione, adesso è Select che ci permette di scegliere il tipo di pistola da utilizzare.

In generale JtS non è un gioco nè lungo nè difficile: è vero ci sono dei momenti in cui occorre pianificare a dovere un salto o aspettare il momento propizio per muoversi senza trovarsi bombardati da una serie di nemici ma parecchie volte è più facile incassare un danno e sfruttare la momentanea invulnerabilità per saltare a piè pari molti nemici. Per sconfiggere i boss finali tutto ciò che serve è stare attenti ai loro pattern di attacco che sono abbastanza riconoscibili: una volta capito il “trucco” si può anche affrontare un boss gigantesco con la salute pressochè a zero. Forse è per il fatto che progredendo nel gioco si diventa più abili, ma la difficoltà dei boss decresce all’avanzare degli stage o perlomeno non aumenta. Anche il doppio boss finale è tutt’altro che complicato, anzi l’ultimo (qui l’omaggio a Terminator è fin troppo palese) è praticamente il più facile perchè non ha attacchi a lungo raggio e si accuccia comodamente permettendoci di superarlo con facilità.

Non posso certo vantarmi di essere uno che finisce i giochi in un batter d’occhio, ma con un paio di giorni di tentativi per affinare la tecnica, Journey to Silius può essere terminato abbastanza agevolmente, salvando anche vite e continue. In tema di continue, ce ne sono 3 a disposizione, quindi arrivare agli stage finali non è qualcosa di impossibile.

Non siamo certo di fronte ad un capolavoro di gioco, ma Journey to Silius non demerita e gli amanti del genere che cercano una sfida non proibitiva troveranno pane per i loro denti. Pane morbido, sia chiaro, ma meglio questo che un pane secco o marcio.

My heart says…

Splash screen

Graphics

Narrative

Gameplay

Controls

Sound

Longevity

Final score 72/100


Year: 1990

Developer: Sunsoft

Publisher: Sunsoft

Genre: Platform, Run ‘n Gun

Game Mode: Single Player

Original Platform: NES

From the same developer/publisher:

  • Spy Hunter (1983, NES)
  • Xenophobe (1987, NES)
  • Blaster Master (1988)
  • Platoon (1988, NES)
  • Fester’s Quest (1990)
  • Journey to Silius (1990)
  • Gremlins 2: The New Batch (1990, NES)
  • Ufouria: the Saga (1990)
  • Batman: Return of the Joker (1991)
  • Super Fantasy Zone (1992)
  • Superman (1992)
  • Galaxy Fight: Universal Warriors (1995)
  • Waku Waku 7 (1996)

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