[RetroConsole] Famicom Disk System turns 35!


The story in a nutshell

Il Disk System è stata la prima periferica di successo distribuita dalla Nintendo. Quando venne rilasciata, nel 1986, il Famicom era appena arrivato in Occidente con il nome di NES e con un pesante restyling che lo faceva sembrare qualcosa di totalmente differente dall’originale giapponese.

In Giappone invece il Famicom andava alla grande, forse pure troppo: la crescente domanda di chip e circuiteria, la costante richiesta di giochi nuovi e di console da vendere portarono la casa madre a pensare ad un modo di soddisfare le richieste, soprattutto per quanto concerne l’aspetto dei costi e concepire l’idea di un formato affine a quello dei floppy disk che erano lo standard per gli home computers dell’epoca.

Basandosi sulla tecnologia Quick Disk della Mitsumi, che si era dimostrata un ottimo modo di tagliare i costi negli home computer nipponici, Nintendo sviluppò il proprio formato, il Disk Card e affido al Nintendo R&D2 lo sviluppo della periferica che li ospitasse. I vantaggi dei dischi, oltre a quello economico relativo alla loro produzione era quello di poter produrre i giochi molto più velocemente e di inserire la possibilità del salvataggio delle partite, aprendo la strada allo sviluppo di giochi più “pesanti” e con ampi scenari.

Nonostante gli intoppi durante la produzione, il 21 Febbraio, 1986 il Disk System fu rilasciato al prezzo di 15000¥, pari a circa 80$, assieme alla versione su disco di molti classici Famicom e soprattutto a The Legend of Zelda, un gioco che diverrà una vera e propria killer app per la Nintendo. Il debutto del FDS non poteva essere migliore: entro l’estate furono vendute 300mila unità e 2 milioni entro la fine dell’anno.

Parallelamente, Nintendo aprì nel paese diversi Disk Kiosk che permettevano ai giocatori di ottenere nuovi giochi riscrivendoli sui dischi già in loro possesso per soli 500¥ (meno di 3$) o di comprare dischi nuovi a 2000¥ (poco più di 10$).

The heart

Il Famicom Disk System più che essere una periferica, può essere pensato come una vera e propria console creata da zero che ha come base il “vecchio” Famicom. La connessione tra i due sistemi avviene tramite la RAM Adapter che permette alla console di leggere i giochi scritti su un altro supporto, cioè il Quick Disk e questo grazie a 32K di cache che permettono lo storage dei dati provenienti dal disco stesso. All’interno della periferica è presente un chip proprietario che ne governa il funzionalmente chiamato 2C33 con 8K di ROM BIOS.

Famicom Disk System RAM Adapter

Come succedeva per gli home computer dell’epoca, il lettore di dischi è non poco ingombrante e di fatto costituisce la base dove appoggiare il Famicom e poteva essere alimentato via cavo o con 6 pile di tipo C che duravano indicativamente 5 mesi considerando un utilizzo quotidiano del FDS. I dischi, che sono double sided hanno un capacità complessiva di 112K; di contro i primi giochi per Famicom prodotti avevano una grandezza che non superava i 50k che lascia intendere come il software sviluppato per FDS fosse molto più complesso. Va comunque notato che verso la fine del ciclo vitale del NES esistevano cartucce con giochi dalle dimensioni (relativamente) enormi: Metal Slader Glory, pubblicato nel 1991 e considerato una dei giochi più avanzati per la console in fatto di grafica occupava ben 1MB.

The hands

Almeno per quanto riguarda i controller, la Nintendo non ha apportato modifiche e per i giochi del FDS si usano gli stessi controller rosso-oro del Famicom che sono essenzialmente gli stessi controller usati nel NES.

The games

Furono distribuiti circa 200 giochi per il FDS di cui 7 disponibili al lancio della periferica: oltre al già citato The Legend of Zelda, anche i “port” di Baseball, Golf, Mahjong, Soccer, Super Mario Bros. e Tennis. L’ultimo distribuito, poco prima della dismissione della periferica, fu Janken Disk Jo (22 Dicembre 1992).

Tra di questi i più importanti furono tre: oltre a The Legend of Zelda, il suo seguito, Adventure of Link, uscito nel 1987 e Akumajo Dracula, che verrà successivamente distribuito anche per NES con il nome di Castlevania. Tra i grandi classici che non furono in seguito distribuiti in occidente figura di sicuro Super Mario 2, noto in seguito come Super Mario 2: The Lost Levels, per distinguerlo dalla versione occidentale di Super Mario 2, un vero e proprio restyling del gioco Doki Doki Panic.

Super Mario: The Lost Levels

Molti dei giochi disponibili per FDS furono in seguito convertiti per Famicom e quindi per NES sia “tagliati” per questioni di spazio o con funzioni di salvataggio implementate nella cartuccia stessa (la famosa pila presente nei giochi più lunghi e complessi). Tra di essi possiamo annoverare Akai Yousai che verrà convertito per NES come Jackal e Metroid che diventerà un punto fermo della storia dei giochi per NES

Alcuni giochi invece rimasero confinati in Giappone e divennero noti in Occidente solo successivamente quando iniziarono ad essere importati gli originali: tra di essi si ricordano l’action-RPG Esper Dream e il platformer con elementi di avventura Arumana no Kiseki.

Arumana no Kiseki

The legacy

Nonostante l’ottima ricezione successo del FDS, la periferica andò incontro a diversi ostacoli che ne minarono il pieno successo: la tecnologia del disco aveva i suoi vantaggi in quanto a costi, ma, nello spirito di contenerli, non fu sviluppata una tecnologia che li proteggesse dalla pirateria, cosicchè diventò molto semplice copiarli. E’ molto probabile che questa espreienza negativa abbia spinto Nintendo a guardare con molta diffidenza il formato ottico e non è un caso che ad oggi sia praticamente la sola grande azienda a distribuire i propri prodotti in “cartucce”, sebbene le card della Switch non possano essere comparate con i cartuccioni del NES. A livello di hardware, le cinghie che governavano il movimento delle testione si usuravano facilmente rendendo la periferica inutilizzabile, se non dopo riparazione; questi furono anche i principali motivi che spinsero Nintendo a non esportare il proprio prodotto al di fuori del Giappone.

Ad ogni modo, durante il suo ciclo vitale il FDS vendette 4,5 milioni di esemplari, aiutando a promuovere giochi che avranno grandissimo successo come Zelda o Castlevania.

Sempre nel 1986 la Sharp ottenne i diritti per produrre una versione compatta del FDS, chiamata Twin Famicom che combinava in un unica console il Famicom originale e la periferica per la lettura dei dischi.

Quando Nintendo distribuì il Super Famicom o SNES in Occidente, il FDS era ormai diventato obsoleto, tanto che l’ultimo gioco fu rilasciato nel 1992, un anno dopo la dismissione della console; il suo “successore”, almeno in termini di periferiche fu il Satellaview, add-on del Super Famicom che permetteva di giocare connettendosi ad internet.

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