[RetroComputers] 40 years of ZX80!


If the second half of the 70s had been the period in which the first home computers started to leave the niche market to become consumer products, the 80s were the years that established their final triumph and wordwide distribution. And the computer (nay, the micro, as they were called back then) that opened the decade was the ZX80, released exactly today 40 years ago, on January 29th, 1980 thanks to Science of Cambridge Ltd, a company that will later become famous as Sinclair Research.


Se la seconda metà delgi anni ’70 era stato il periodo in cui i primi home computer iniziavano ad uscire dalla nichhia per affermarsi come prodotti di consumo, sono gli anni ’80 che sanciscono il loro definitvo trionfo e la loro distribuzione in tutto il mondo. E il computer (anzi il micro, come si chiamavano allora) che aprì il decennio fu lo ZX80, rilasciato esattamente oggi 40 anni fa, il 29 Gennaio, 1980 ad opera della Science of Cambridge Ltd, che sarà in seguito nota come Sinclair Research.

The story in a nutshell

The ZX80 was conceived by Jim Westwood with just one thing in mind: money saving. By the number of screws, the type of joints, the type of plastics used to the keyboard, everything was designes to save money and to squeeze every single cent (it was emblmatic the coice not to use screws to seal the chassis but to use some plastic bayonet holder) and the end result was a computer very rudimental (even for its time) but accessible to everyone that “initiated” a lot of the “bedroom coders” of the 80s.

The ZX80 marked an important moment in the history of home computers in Europe because it was on of the very first micros to be sold below the psychological barrier of 100£: it was available at 99,95£ assembled or 79,75£ in kit; this means that the ready-to-go computer costed the expivalent of today 430£ (the price of a low-range computer) and this shows the huge desingn and cost-saving work to give to the end users a basilar yet complete machine. The name of the computer comes from that of the CPU, the Zilog Z80A chip, while the X represents the “mysterious ingredient”.


Lo ZX80 fu concepito da Jim Westwood con una sola ottica in mente: il risparmio. Dal numero di viti, al numero di saldature, al tipo di plastiche, alla tastiera, tutto fu progettato per contenere i costi e per risparmiare ogni singolo centesimo (emblematica la scelta di chiudere lo chassis in plastica con due incastri a baionetta) e il risultato fu un computer rudimentale (anche per i tempi) ma accessibile a tutti che “iniziò” molti dei “bedroom coders” degli anni ’80.

Lo ZX80 sancì un momento importante nel mercato delgi home computer in Europa, dal momento che fu unoi dei primissimi micro ad essere venduto al di sotto della soglia psicologica delle 100£: era disponibile a 99,95£ assemblato e addirittura a 79,95£ in kit; vale a dire che il computer già bello e pronto costava un equivalente di 430£ di oggi (il prezzo di un comune computer di fascia bassa) e ciò fa capire l’enorme lavoro di progettazione e limatura dei costi per fornire agli utenti una macchina basilare ma completa. Il nome del computer deriva da quello della CPU, il chip Z80 della Zilog, mentre la X rappresenterebbe “l’ingrediente misterioso”.

The heart

Always for a money-saving perspective, the ZX80 had no coprocessor to help the CPU on which weighs everything, from the graphics, to the command inputs to the execution of the code: for this reason when a key is pressed we see the characteristic image flickering, since when a key is pressed the CPU cannot manage at the same time the graphics and the screen goes black for a moment. the CPU is a µPD780C-1, clone of the Z80A, cloched @3,25MHz with 1K of RAM and 4K of ROM that contains the operative system of the computer.

Sempre nell’ottica del risparmio, lo ZX80 no aveva coprocessori che aiutassero la CPU, sulla quale pesava tutto, dalla grafica, all’inserimento dei comandi, all’esecuzione del codice: per questo quando si premono i tasti si vede il caratteristico “sfarfallio” dell’immagine, dato che nel momento della pressione del tasto, la CPU non può contemporaneamente gestire la grafica e va “a nero” per un attimo. La CPU è la NEC µPD780C-1, clone dello Z80A, clockato a 3,25 MHz con 1K di RAM e 4K di ROM contenente il sistema operativo della macchina.

The hands

It’s typical of the ZX80 as well as for the ZX81 the cheap membrane keyboard, real pain in the arse for the coders (it was said that the ZX80 could have definitely pushed away many home computer users due to this keyboard). Always typical of english machines was the bizarre choice of the name of some keys (bizarre of course for the non-british): we find RUBOUT instead of BACKSPACE and NEW LINE instead of ENTER.

Tipico dello ZX80, così come sarà per lo ZX81, è l’economica tastiera a membrana, autentico inferno per i programmatori (si disse che lo ZX80 avrebbe allontanato definitivamente molti utenti dgli home computer proprio per questo motivo). Sempre tipico delle macchine inglesi è la bizzarra scelta del nome di alcuni tasti (bizzarra ovviamente per i non britannici): troviamo infatti RUBOUT al posto di BACKSPACE e NEW LINE al posto di ENTER.

The eyes

As already said, giving the fact that the CPU manages every single operation of the computer, an image on screen is available only when no keys are pressed and no code is running. Another issue is due to the fact that the longest is the program to execute, the smallest is the screen dimension, since the limited RAM has to be shared for every task. Of course there are no graphic modes and it’s mpossible to show only text characters or special pseudo-characters 4×4 for a total of 16×11 “squares” (64×44 pixels) equal to 704B (almost 70% fo the available RAM). Of course all in black and white. Nuff said.

Come già anticipato, dal momento che la CPU governa ogni singola operazione nel computer, la gestione del video è possibile solo quando non si stanno premento tasti o eseguendo codice. Un altro problema è dovuto al fatto che maggiore è la lunghezza del programma da eseguire, minore è la dimensione dello schermo, dato che la limitata RAM deve gestire anche tutto ciò che appare a schermo. Non ci sono ovviamente modalità grafiche ed è possibile mostrare solamente caratteri o speciali caratteri semigrafici di dimensione 4×4, per un totale di 16×11 “riquadri” (64×44 pixel) pari a 704B (quasi il 70% della RAM disponibile). Ovviamente tutto in bianco e nero, non c’è bisogno neanche di dirlo…

The games

Due to the extremely limited (if not prohibitive) hardware power, the ZX80 never had almost any game dedicated and only in recent years, some amatorial projects brought on this humble computers the ports of PcMan and Donkey Kong. Anyway a very minimal library of games for the ZX80 exists: the website MobyGames cites 13 games, but if we exclude the “new” ones the number shrinks to 11, some of which I doubt that are actually released as commercial products:

  1. Adventure A
  2. Breakout
  3. Football Manager
  4. Double Breakout, clone of Breakout
  5. Games 1
  6. Games 4
  7. Hamurabi (a game originally developed in 1969 for the PDP-8…and the missing “m” in “Hamurabi” is not a mistake)
  8. Hurkle
  9. QS Defender
  10. Super ZX80 Invasion, obvious clone of Space Invaders
  11. ZX Chess I
Super ZX80 Invaders

A causa delle limitatissime (se non proibitive) potenzialità hardware, lo ZX80 non ha praticamente nessun gioco dedicato e solo in anni recenti alcuni progetti amatoriali hanno portato su questo umile computer dei port di PacMan e Donkey Kong. Ad ogni modo esiste una, seppur minima, libreria di software per lo ZX80: il sito MobyGames cita 13 giochi, ma se si escludono quelli realizzati negli ultimi anni il numero si restringe a 11 giochi, alcuni dei quali dubito siano stati effettivamente realizzati come software ufficiale:

  1. Adventure A
  2. Breakout
  3. Football Manager
  4. Double Breakout, clone di Breakout
  5. Games 1
  6. Games 4
  7. Hamurabi (gioco originariamente sviluppato nel 1969 su PDP-8…e la “m” in meno in “Hamurabi” non è un errore)
  8. Hurkle
  9. QS Defender
  10. Super ZX80 Invasion, ovvio clone di Space Invaders
  11. ZX Chess I

The legacy

The ZX80 was a great success: 70k units were sold in less than a years and the remaining 30k already built were sold up until the discontinuation in 1981. The successor of the ZX80 that came out the year after  was the ZX81 with which Sinclair managed to reach the million of units sold, pavind the way to the most successful computer of the company, the ZX Spectrum, released in 1982, that sold 5 millions units.

Although it was a cheap computer (or maybe because of it), Sinclair distributed a series of peripherals for the ZX80, mainly memoru expansions, sold in set of 1, 2 or 3K of static RAM or 16K of DRAM (some third parties even sold 64K or RAM). In 1981 was also distributed an update that “transformed” almost in every way the computer in a ZX81.

Lo ZX80 fu un gran successo: i 70mila pezzi usciti dalla catena di momntaggio furono venduti in meno di un anno le restanti 30mila unità furono vendute fino alla dismissione nel 1981. L’erede dello ZX80, uscito l’anno successivo, fu lo ZX81 con il quale la Sinclair raggiunse e superò il milione di unità vendute, spianando la strada al computer di maggior successo dell’azienda, lo ZX Spectrum, rilasciato nel 1982 che raggiunse i 5 milioni di unità vendute.

Nonostante fosse un prodotto economico (o forse proprio per questo), la Sinclair distribuì una serie di periferiche per lo ZX80, soprattutto espansioni di memoria, vendute in “tagli” da 1, 2 o 3KB statici e da 16K dinamici (alcune terze parti arrivarono fino a 64K). Nel 1981 fu inoltre distribuito un aggiornamento che “trasformava” quasi in tutto e per tutto il computer in uno ZX81.

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